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Chinnamastā
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mwcqChinnamastā (mwcgdevanagari छिन्नमस्ता) è una mwcwdivinità dell'mwdaInduismo, quinta mwdqDea delle mwdgMahāvidyā, la Decapitata.
Contents
• Il nome
• Note
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Il nome
Il significato del termine mwegchinnamastā è "decapitata": Chinnamastā è infatti colei che si è tagliata la testa da sola. È anche nota col nome di Pracaṇḍacaṇḍikā, con riferimento a un mito che narra di una battaglia fra dèi e demoni, battaglia nella quale la Dea fu invocata per sconfiggere questi ultimi: dopo la battaglia, Pracaṇḍcaṇḍikā, ancora inferocita, si tagliò la propria testa.cite-ref-1[1]
Un altro mito spiega che Chinnamastā si tolse la vita, decapitandosi, dopo aver bevuto la parte di mwganettare dell'immortalità destinata ai demoni. Ella si era immolata per non dare modo a questi di riprendersi il nettare.cite-ref-2[2]
Iconografia e simbolismi
Chinnamastā, divinità mwhwtantrica, è colei che regna sul mwiasacrificio, quel mwiqsacrificio vedico che consiste nel mwigdecapitare la vittimacite-ref-miti-3-0[3]:
«In verità il sacrificio è la decapitazione.»
(dal Śatapatha Brāhmaṇa, citato in Alain Daniélou, Miti e dèi dell'India, Op. cit., p. 320)
da questo ne vengono il nome e la tipica raffigurazione: una donna nuda che tiene nella mano destra la scimitarra (o un coltello) e nella sinistra la propria testa recisa dal corpo, mentre dal collo zampilla ancora il mwkqsangue che lei stessa bevecite-ref-miti-3-1[3]: Chinnamastā offre la propria mwlgtesta in sacrificio.
Nel mwmaChinnamastātantrā è descritta sensuale mentre si tiene ritta sul mwmqDio dell'amore in eccitamento, un gioiello è assicurato alla fronte con un mwmgserpente, un fiore di mwmwloto spicca fra i seni e la sua pelle è rossa mwnacome la mwnqrosa rossa di Cina.cite-ref-miti-3-2[3] In altre raffigurazioni Kāma è insieme alla consorte Rati mentre sono in copula; in altre ancora al posto di Kāma c'è il dio mwogŚiva. La coppia delle due assistenti della Dea, Dākinī e Varṇinī, è invece sempre presente nelle varie raffigurazioni.
Kinsleycite-ref-4[4] mette in evidenza un altro simbolismo (oltre quello relativo al sacrificio), osservando la presenza di elementi che rimandano al mwqasesso e alla mwqqmorte: Chinnamastā, simbolo di morte, sembra caricarsi dell'energia erotica della coppia sotto i suoi piedi, il suo sangue nutre le assistenti, le assistenti calcano anch'esse la coppia in amore. La vita, dunque, si alimenta con la morte, da questa trae nuova linfa, e compito di entrambi, del sesso e della morte, è perpetuare la vita.
Un altro nome della Dea, Madanāturā, che significa "Colei che non si lascia travolgere dal desiderio"cite-ref-6[6], dà luogo a un'ulteriore interpretazione: Chinnamastā è la mwtqyoginī (seguace dello mwtgYoga) che controlla il proprio appetito sessuale, cosa che ben si adatta al suo aspetto eroico, battagliero. Quindi, in questa visione, Chinnamastā sovrasta la coppia in amore non per trarne energia, ma per distaccarsene.
Quinto Oggetto della conoscenza trascendente
Nella ciclicità del mwuqtempo (concetto nucleare nell'mwugInduismo, dove tutto continua a ripetersi), lo stadio che corrisponde a Chinnamastā è la mwuwNotte-del-coraggio, con riferimento alla notte che precede il sacrificio; così, fra le dieci Mahāvidyā, le dieci dee della conoscenza trascendente, Chinnamastā è la mwvaconoscenza della mwvqPotenza del Sacrificio.cite-ref-miti-3-3[3] L'mwwgagnihotra (l'offerta al fuoco), il tipico sacrificio vedico che consiste nell'offrire al fuoco, è, nel simbolismo della combustione, ciò che divora, cioè distrugge, rendendo così possibile il ritornare della vita. Chinnamastā, rossa come il fuoco, che beve il suo stesso sangue dopo essersi offerta in sacrificio autodecapitandosi, si fa simbolo del coraggio di assumere in sé stessa il potere dell'atto sacrificale.
Il culto di Chinnamastā
Attualmente esistono pochissimi templi dedicati alla Dea, e i rispettivi adoratori eseguono perlopiù culti privati.cite-ref-7[7]
Note
cite-note-11. ↑ David Kinlsey, mwaaTantric visions..., mwaqOp. cit.; p. 148.
cite-note-22. ↑ David Kinlsey, mwbqTantric visions..., mwbgOp. cit.; p. 149.
cite-note-miti-33. ↑ Alain Daniélou, mweaMiti e dèi dell'India, mweqOp. cit.; pp. 320-321
cite-note-44. ↑ David Kinlsey, mwfqTantric visions..., mwfgOp. cit.; p. 150 e p. 155.
cite-note-55. ↑ David Kinlsey, mwggTantric visions..., mwgwOp. cit.; p. 162.
cite-note-66. ↑ David Kinlsey, mwhwTantric visions..., mwiaOp. cit.; p. 154.
cite-note-77. ↑ David Kinlsey, mwjaTantric visions..., mwjqOp. cit.; p. 164.
Bibliografia
• mwkqAlain Daniélou, mwkgMiti e dèi dell'India, traduzione di Verena Hefti, BUR, 2008.
• David Kinsley, mwlqmwlgTantric visions of the divine feminine. The ten mahāvidyās, University of California Press, London, 1997.
Voci correlate
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